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Simona Malvezzi: Integration

issue #35: Integration

Il Diario dell’architetta Simona Malvezzi, co-fondatrice dello studio Kuehn Malvezzi di Berlino, riflette sul tema dell’Integrazione, ovvero di come l’architettura si trovi spesso di fronte ad una dicotomia: integrarsi con il luogo (rischiando un risultato finale più debole e di compromesso), oppure accentuarne le differenze (con un impatto visivo più marcato, ma più discrepante e divergente). Benvenuti in Caleido, Osservatorio caleidoscopico sul mondo della creatività / Leggi qui l’Editor’s letter

Simona Malvezzi: Integration
Ph. Vronsky
1. @kuehnmalvezzi è uno studio noto per il suo approccio innovativo all’architettura. Quali sono i principali principi guida e valori che guidano il vostro lavoro?

Un profondo interesse per l’arte concettuale e per i suoi processi di produzione è alla base del nostro approccio. Inoltre, siamo sempre stati interessati più agli spazi pubblici che a quelli privati, e a come l’architettura pubblica possa avere un impatto su questioni politiche e sociali. Questo approccio è una costante del nostro lavoro. In ogni progetto, anche privato, cerchiamo di aggiungere un elemento che diventi di uso pubblico, a volte andando anche contro le richieste di un bando di concorso.

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Hohe Strasse 52, Cologne | Ph. ©Ralph Mueller
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Hohe Strasse 52, Cologne | Ph. ©Ralph Mueller
2. In che modo il vostro stile progettuale si è evoluto nel corso del tempo?

Non ci siamo mai preoccupati dello stile o della firma. Quando si inizia un progetto, non ci si dovrebbe preoccupare di questi aspetti… Quello che ci interessava maggiormente erano i libri sul nostro scaffale. Se mi chiedi come funziona la nostra biblioteca, che ordine segue o che tipo di libri avevamo all’epoca rispondo che sullo scaffale ci sono soprattutto libri d’arte. Ancora di più libri d’artista. Libri fatti da artisti.

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Staedel Museum, Frankfurt | Ph. ©Giovanna Silva
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Staedel Museum, Frankfurt | Ph. ©Giovanna Silva
3. Quale ruolo ritenete che l’arte svolga nel plasmare la percezione e l’interazione del pubblico con gli ambienti urbani?

La parola integrazione suona quasi come sparizione. A noi interessano invece le differenze e il dialogo tra di esse. Un elemento estraneo al contesto locale contribuisce a far risaltare qualcosa che esiste già in maniera inaspettata, e viceversa. Questo non significa ignorare il contesto locale, ma analizzarlo e capirlo. Mai imitarlo.

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Artek at Salone del Mobile Milan | Ph. ©Giovanna Silva
4. L’architettura può avere un impatto significativo sulla comunità e sulle persone che la utilizzano. Può condividere un esempio in cui ha visto il vostro lavoro avere un effetto positivo?

Alcuni anni fa abbiamo partecipato ad un concorso che richiedeva una nuova facciata per il museo @berlinischegalerie a Berlino. Invece di una nuova facciata abbiamo inviato il progetto di una piazza. Il disegno era quello di un grande gioco, lo scarabeo, con tutti i nomi degli artisti presenti nel museo scritti in orizzontale. Per noi il problema non era infatti la facciata, ma la grande area abbandonata davanti al museo. Stranamente abbiamo vinto e con la nostra nuova piazza abbiamo riattivato il quartiere fatto soprattutto di edifici residenziali popolari. Gli abitanti e soprattutto i bambini usano la piazza come parco giochi trasformandola in un evento urbano.

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Insectarium Montreal Kuehn Malvezzi + Pelletier de Fontenay + Jodoin Lamarre Pratte architectes | Ph. ©James Brittain
5. Come affrontate le sfide di sostenibilità nei vostri progetti? Ha qualche esempio di soluzioni sostenibili che avete implementato in un progetto?

Un esempio di sostenibilità è il riuso di edifici esistenti, cioè anziché costruire qualcosa di nuovo si cerca di riattivare quello che c’è già. Noi lavoriamo con il concetto del ready-made, che consiste nel costruire un nuovo contesto intorno all’esistente per cambiarne la percezione e il significato. È diverso dal concetto Duchampiano che invece sposta l’oggetto in un nuovo contesto. Questa è comunque una grande sfida in un ambiente urbano che è già colmo.

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Central Mosque Pristina, Competition entry Kuehn Malvezzi + Baukuh + Yellow Office Visualization: ©Kuehn Malvezzi
6. L’architettura è un campo in continua evoluzione. Come mantiene se stessa e il suo team al passo con le nuove tendenze e le innovazioni nel settore?

Con la ricerca costante, sia a livello teorico che pratico, sia io che i miei soci siamo anche impegnati nella docenza e questo permette una grande libertà di esplorazione insieme agli studenti di nuove metodologie e approcci progettuali.

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Insectarium Montreal Kuehn Malvezzi + Pelletier de Fontenay + Jodoin Lamarre Pratte architectes | Ph. ©James Brittain
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Insectarium Montreal Kuehn Malvezzi + Pelletier de Fontenay + Jodoin Lamarre Pratte architectes | Ph. ©James Brittain
7. C’è qualche artista che l’ha particolarmente ispirata nella sua carriera? Se sì, in che modo ha influenzato il suo approccio all’architettura?

Non siamo interessati ad uno stile né tantomeno all’arte intesa come oggetto decorativo. Ci interessano i processi di produzione di un’opera d’arte concettuale. Se devo fare dei nomi, Michael Asher è stato sicuramente fondamentale.

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Church Sainte Gertrude Brussels Kuehn Malvezzi + Geert de Groote Architecten Visualization: ©Kuehn Malvezzi
8. Quale consiglio darebbe ad un giovane architetto che sta iniziando la sua carriera?

Nessuno.

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I’ll Be There Forever: The Sense of Classic | Ph. ©Giovanna Silva

Diario di @kuehnmalvezzi
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