CONVERSATION

Christine Kalia

issue #33: the art of change

Il Diario di Christine Petrou, architetta cipriota e fondatrice dello studio Christine Kalia, riflette il tema del cambiamento, ovvero di come la propria identità possa evolvere nel tempo, diventando un’inesauribile fonte di creatività. Benvenuti in Caleido, Osservatorio caleidoscopico sul mondo della creatività / Leggi qui l’Editor’s letter

Christine Kalia
1. Come hai scoperto la tua passione per il design d’interni? C’è una particolare persona o occasione che ti ha ispirata a intraprendere questa carriera?

La scintilla si è accesa mentre progettavo degli arredi per un hotel, e mi venivano fatte domande, richieste e consigli sulla disposizione degli interni. È stato in quel momento che ho capito che mi sarei potuta spingere anche a progettare l’intero spazio di interior. Trovo molta soddisfazione nel creare una capsule collection di arredi appositamente pensata per un progetto d’interni che mi è stato assegnato come architetta d’interni.

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@studiochristinekalia
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2. Sebbene tu viva e lavori attualmente a Larnaca, la tua famiglia è originaria di Famagosta, una delle città nord-cipriote con il passato più complesso (con un vero e proprio quartiere fantasma sospeso nel tempo dalla guerra degli anni ’70. Clicca qui per approfondire). In che modo la storia del tuo passato modella la tua identità?

Mi sento originaria di Famagosta, nonostante sia nata e cresciuta a Larnaca. La mia formazione è stata plasmata dalle storie dei miei genitori e dei miei nonni, con un desiderio recondito di ritornare a Famagosta. Mi hanno trasmesso il sentimento che tutto nella città è effimero, e dunque la speranza di poter tornare un giorno nella città d’origine persiste, alimentata dalle loro parole. Quando è stato possibile accedere alla città fantasma di Famagosta, non vedevo l’ora di esplorarla e ammirare la sua architettura… Era come se si fosse finalmente schiuso un enorme capitolo mentale. Dopo la mia prima visita, ho desiderato ritornarci, per percorrere di nuovo le stesse strade in bicicletta, godendo dell’architettura degli edifici. È stata un’esperienza davvero incredibile, quasi surreale.

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3. La @biennalelarnaca 2023 ha come tema quello della ‘casa’, intesa in senso ampio. Qual è il primo pensiero che ti viene in mente quando pensi ad una casa?

Nella mostra Home Hope espongo un tavolo da pranzo. In diverse culture, il tavolo da pranzo assume funzioni e significati differenti. In alcune case, è utilizzato come postazione di lavoro o scrivania per fare i compiti, per poi trasformarsi in tavolo da pranzo, luogo di riunione familiare e conversazioni importanti. Ricordo che da bambina il tavolo da pranzo era un elemento centrale nella nostra famiglia. Sedersi insieme e condividere la giornata o discutere di argomenti importanti era un momento fondamentale. Riflettendoci ora, il tavolo è sempre stato un elemento chiave, aiutandomi fin da giovane a sviluppare fiducia, abilità comunicative ed esprimermi di fronte a un gruppo numeroso. Qualsiasi tavolo da pranzo può contribuire a far percepire una casa come tale.

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4. Quali tendenze attuali nel design d’interni trovi più interessanti?

Il coordinamento dei colori in elementi diversi della stessa stanza.

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5. Qual è il tuo approccio nella selezione di colori, materiali e tecniche e come influiscono sull’atmosfera di una stanza?

Pongo sempre attenzione al brief in relazione al progetto e alla personalità del cliente. In progetti residenziali, è essenziale rispecchiare lo stile e la personalità del cliente, fondendoli con l’estetica dell’interior designer per ottenere una personalità originale. Spesso prediligiamo stanze coordinate nei colori o materiali in acciaio inossidabile, che contribuiscono a creare l’atmosfera desiderata. Naturalmente, i mobili del nostro brand, con la loro forma organica, spesso completano il risultato di design che intendiamo ottenere.

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6. C’è un oggetto che vorresti progettare?

Se dovessi scegliere un “oggetto”, potrebbe essere un’automobile.

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7. E se invece fosse un arredo?

Se dovessi optare per un mobile, sarebbe sicuramente un lettino da giorno.

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8. Lavori spesso su progetti di ristrutturazione di edifici storici o culturalmente preziosi. In un paese in cui il ricordo della distruzione durante la guerra è così vivido, qual è l’approccio delle persone alla ristrutturazione/preservazione?

Attualmente, la popolazione apprezza sempre di più gli edifici protetti, un fenomeno sorprendente e stimolante! Conservare la storia di un edificio non è mai semplice, poiché implica arricchire la narrazione e conferire loro il tocco contemporaneo necessario, sia nelle parti esterne che interne. Un processo educativo è spesso necessario da parte dello studio verso i clienti, il che risulta affascinante.

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9. Oltre al design d’interni, sei coinvolta anche nel design di mobili: hai il tuo brand di arredi che si colloca tra arte e design, e spesso quei pezzi sono scelti da marchi (come Chloé) per arredare i loro negozi. C’è un’ossessione, in termini positivi, che ti contraddistingue? E che forse contribuisce a plasmare il tuo stile?

Mi lascio ispirare da quasi tutto. Direi che l’industria della moda spesso determina/influenza i rapporti sulle tendenze nei mobili, come i colori, ecc. Amo la moda, anche se non seguo sempre le tendenze. Mi fido sempre dei miei istinti, anche quando si tratta di design.

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10. qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? qual è il ricordo legato ad esso? ci manda una foto scattata da lei?

Non rinuncerei mai al mio lampadario Mazzega, che ho trovato un giorno passeggiando casualmente per la mia città in un negozio di antiquariato. Attualmente sono lontana, ma ho trovato un link al prodotto.

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