CONVERSATION

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever

issue #45: Ephemeral, forever

Il mondo del design ci insegna che un oggetto smette di essere effimero quando diventa replicabile, e dunque eterno. Ne abbiamo parlato con l’artista Edoardo Piermattei, protagonista del primo meet con il duo creativo Barbieri Magalini, presso SPAZIO MM in occasione dell’Opening.

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Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Alberto Nidola

CALEIDO

lI suo lavoro nasce dalle forme pittoriche e architettoniche che appartengono all’immaginario artistico medievale e barocco, ed in particolare dai frammenti mancanti degli affreschi all’interno delle chiese. Ampliando il campo: in che modo l’assenza può diventare fonte di contenuto?

EDOARDO

L’assenza, per come la immagino io, è una forma. Se si considera la storia dell’arte, nella nostra cultura è normale dare un volto, un’immagine, un colore a un’assenza. Il punto di riferimento fondamentale in questa concezione è la storia dell’arte, che storicamente ha lavorato sulle immagini abbinate alla figura del presente-assente numero uno: Dio. Hai mai visto un’immagine che ti ricorda Dio? Ecco quello che cerco di fare.

Immaginando un affresco antico, noi guardiamo le
parti che rimangono e immaginiamo le parti che
non ci sono più. Il mio lavoro nasce dalla necessità
di prendere quelle forme e trasformarle in
qualcosa di nuovo, l’assenza che diventa presenza,
appunto.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
Unpublished: taken from Edoardo's Camera roll
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Federico Montanari
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Federico Montanari

CALEIDO

La conosciamo per le grandi opere d’arte architettoniche (volte, cupole, camini-parete) caratterizzate da un assetto scultoreo, teatrale, scenografico, di grande scala. Ad esse si contrappongono dei veri e propri modelli, in miniatura. In che modo tale dualismo dimensionale è entrato a far parte del suo linguaggio artistico? Che cosa racconta di lei, invece, come persona?

EDOARDO

Sono sempre stato colpito dalla costruzione del Sacello del Santo Sepolcro nella Basilica di S. Pancrazio di Leon Battista Alberti, che è stata progettata sul modello di un reliquiario. Anche il reliquiario stesso era in realtà la ricostruzione in scala della Chiesa della Natività, a Gerusalemme. Un modello che conteneva delle differenze, degli errori, che non era perfetto ma era stato pensato per ricordare e contenere l’idea una struttura enorme, grandiosa. Da questo modello, l’Alberti ha costruito la Cappella della Natività. Cambiando scala, il lavoro mantiene la dimensione di opera ma diventa anche, in potenza, il modello per un’opera gigantesca. Tutte le opere mobili sono opere di per sé, ma le immagino sempre come potenziali bozzetti. Tutte le mie opere in realtà sono grandi monumenti, o monumenti mancati, possono sempre crescere; raccontano il desiderio, l’idea di poter fare sempre qualcosa di più grande, di non mettere un limite a quello che si può fare.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Federico Montanari

CALEIDO

Il trasporto naturale che sentiamo con lei ha molto a che fare con l’architettura: una disciplina che, in comune con l’arte, ha l’ambizione di durare per sempre. È d’accordo con questo mio parallelismo? E in questa liaison (utopica) tra architettura e arte che guarda all’eterno… Che spazio ricopre l’effimero?

EDOARDO

Non sono sicuro che l’effimero nell’arte sia contrapposto all’ambizione di durare per sempre… Chi definirebbe effimera “Shoot” di Chris Burden o una performance di Antonio Rezza, anche se dura il tempo di una performance? O pensando a uno spettacolo teatrale, a un pasticcino da Caffé Platti: sono opere effimere? Tutto ha l’ambizione di durare per sempre.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Matteo Natalucci
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Giulio Martino

CALEIDO

Sempre parlando di architettura, lei ha definito l’arte come “l’edificio dell’uomo che, dopo le caverne, comincia a costruire il proprio giardino recintato e protetto: il proprio Paradiso”. Se dovesse pensare al suo personale “paradiso”, di che opere d’arte si comporrebbe?

EDOARDO

Ovviamente ci sono opere e artisti che amo e che mi piacciono molto, ma non sono sicuro che un mio “paradiso” assomiglierebbe a una collezione. In genere non amo molto gli oggetti, le tele, gli allestimenti da museo, sono un po’ noiosi. Ecco, se penso a un paradiso, me lo immagino più come un luogo, un dove, non un qualcosa che in quel luogo è contenuto. Come le Grotte di Lascaux, luoghi all’interno dei quali quelle opere hanno trovato il loro spazio e allo stesso tempo opere in loro stessi.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Matteo Natalucci
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Matteo Natalucci
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Matteo Natalucci

CALEIDO

Basiliche, chiese e pale d’altare: il suo universo è strettamente connesso, o forse solo ispirato, ai maestosi luoghi del culto. Che cosa la affascina di questa sfera spirituale? Da artista le chiedo: nella nostra società contemporanea, qual è il ruolo che assume tale sfera spirituale?

EDOARDO

Sono nato ad Offagna, nelle Marche e, da marchigiano, di sicuro, sono stato molto influenzato dall’immaginario del culto, di cui del resto la nostra cultura è impregnata. C’è una parte della liturgia in particolare che mi piace molto, quando viene dichiarata la sostanza di cui è fatto Gesù Cristo, e la formula è «Generato, non creato». La mia opposizione è quella che l’arte è sempre creata e mai generata, quasi un opposto della formula divina, che rimane però una grande forma d’ispirazione.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever

CALEIDO

Spesso parla della dualità tra il pensiero razionale e l’ispirazione emotiva. Come si manifesta questa tensione nel suo personale processo creativo?

EDOARDO

In realtà credo che si possa essere persone emotive, artisti emotivi, però sono convinto che l’arte in sé non possa esserlo.

Nel mio lavoro sono – o mi sembra di essere –
sempre distaccato dalla parte emotiva: l’arte per me
deve essere ragionata, il mio lavoro e le mie
opere sono sempre distaccati dalla mia persona.
Questo è quello che penso ora, poi magari mi
sbaglio o cambierò idea.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Federico Montanari

CALEIDO

Pensa che un artista debba preoccuparsi dell’interpretazione altrui? In che modo si relaziona, come artista, con il “politically correct”?

EDOARDO

Contro l’interpretazione è il titolo di un libro di Susan Sontag, la penso uguale. Nell’interpretazione dell’arte c’è un sacco di vanità. Forse è più interessante ragionare sul termine, se un’idea, un’opera, viene definita «politicamente corretta» mi sembra che chi parla abbia già scelto una posizione. Io non mi trovo ad essere così rigido sull’argomento. Una persona che parla di politicamente corretto sottintende che qualcuno sia scorretto, e questo genera una deriva intellettuale pericolosissima, con «scorretto» che viene utilizzato come sinonimo di rivoluzionario, di “figo”. Il termine stesso si porta dietro un moralismo intellettuale in cui mi riconosco poco.

Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Nicolò Gialain @masseriacultura
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
ph. Chiara Cadeddu

CALEIDO

Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

EDOARDO

Un libro di Topolino uscito il 5 gennaio del 1992, che mi hanno regalato per i miei 30 anni.

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Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever
Edoardo Piermattei: Ephemeral, forever

Diario di @edoardopiermattei.
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