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Caleido intervista Linda Calugi di Twins Florence

Caleido intervista Linda Calugi, direttrice creativa del brand indipendente Twins Florence. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @lindacalugi

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@lindacalugi
1. Caleido nasce per approfondire universi a noi affini come arte, architettura, moda e design: dei punti di riferimento che ci accomunano. Qual è il processo creativo che le permette di connettere mondi, epoche e approcci culturali differenti nelle sue collezioni?

Lavorare con la creatività è uno dei doni più speciali, attraverso il tuo lavoro riesci a far permeare la tua visione del mondo e a farla diventare sempre più definita, nitida, unica. Creare è un approccio privilegiato che ti permette davvero di mettere in gioco tutti i sensi e mettere a frutto la cultura, la curiosità che negli anni mi ha spinta a fagocitare e assimilare le nozioni più disparate. Sono onnivora dal punto di vista culturale e il mio processo creativo ha bisogno che approfondisca maniacalmente un tema per poterlo fare davvero mio e rielaborarlo. Spesso è la natura a darmi il primo input, le striature delle rocce, l’intensità del colore della terra, le ombre suggestive in una grotta. Poi queste prime suggestioni sono spesso seguite dalla ricerca legata ad artisti (scrittori, per lo più scrittrici, uomini, per lo più donne) di epoche diverse che hanno portato un’istanza forte, hanno perorato cause legate spesso a questioni sociali. Inoltre, gli input estetici si legano a quelli culturali e sociali attraverso associazioni che nascono dalla mia penna; sono le parole ad aprire davvero il varco tra nozioni e creazioni originali. Ho studiato la storia della moda e trovo sia fondamentale ma me ne dimentico volontariamente durante il processo creativo. Penso sia importante invece considerare le contaminazioni che arrivano da ambiti differenti che possano realmente portare nuova linfa alla moda stessa che è, prima di tutto, messaggio e comunicazione.

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@lindacalugi
2. Definisce la donna Twins Florence come la “sintesi contemporanea di androginia e glamour”. Si riconosce in questa descrizione? Ci descrive meglio in che forme si sviluppa questa identità?

Sono d’accordo con la descrizione anche se la definizione di glamour mi è sempre un po’ ostica. Mi spiego meglio: la donna Twins Florence è androgina nella misura in cui predilige spesso capi che canonicamente vengono attribuiti al guardaroba maschile ma che ormai sono stati naturalmente resi agender. Il glamour della donna Twins è dato dalla sua consapevolezza. Amo le donne, mi piace circondarmi dell’energia che emanano, e trovo che il fascino stia spesso tra le pieghe di una vita vissuta intensamente e con carattere; il grande potere attrattivo rimane sempre la cultura e la personalità che contamina naturalmente spesso anche l’aspetto estetico/esteriore.

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@twinsflorenceofficial
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@twinsflorenceofficial
3. Il brand propone un concetto di sostenibilità che ha a che fare sia con l’etica produttiva che con la materia prima/recupero. Quali sono le principali sfide, in materia di sostenibilità, che avete affrontato/state affrontando?

Pensate che l’origine di Twins Florence, datata 2015, affonda le sue radici nella scelta di utilizzare materie prime di recupero, soprattutto nell’ambito pellami. Questo desiderio però si è scontrato inizialmente con le esigenze del wholesale, non ancora pronto al concetto del pezzo unico (o meglio del pezzo riprodotto non fedelmente rispetto al capo campione ma seguendo delle linee guida e a seconda della materia recuperabile e reperibile in quel momento). Questo concetto di sostenibilità è stato presto soppiantato da uno più concreto e realizzabile nel mercato wholesale ovvero la realizzazione di capi dall’alta manifattura e qualità che contrastano la politica del capo usa e getta e sostituito stagionalmente. È una piccola cosa, un piccolo passo che tutti potrebbero e dovrebbero fare per salvaguardare gli interessi comuni relativo ad un mondo meno inquinato e soffocato da produzioni ingombranti e massive.

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Ph. @ilsignormerli
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@twinsflorenceofficial
4. Noto come lo scenario creativo italiano nell’ambito musicale abbia di recente vissuto una forte evoluzione stilistica, scrollandosi di dosso un’immagine un po’ “local”. Penso a figure come Måneskin, Elodie, Irama: una generazione di nuove celebrità davvero cool, dal forte appeal internazionale. Qual è un artista che le piacerebbe vestire? Se dovesse individuare un vinile che la rappresenta quale sarebbe?

Amo moltissimo il lavoro della cantautrice Margherita Vicario e ho già avuto la fortuna di vestirla in un’occasione; stimo molto il suo approccio libero e diretto, mi piace la sua poliedricità (attrice, cantautrice ecc…) e il suo essere vera, un po’ sbagliata, proprio come lo siamo tutte. Se penso a un disco che mi rappresenta dico “Cheap Thrills di Big Brother & The Holding Company” del 1968 che contiene “Piece of my heart” di Janis Joplin, sono una ragazza degli anni ’70 dentro.

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@twinsflorenceofficial
5. Al suo lavoro come fashion designer si è aggiunto un secondo percorso, che guarda al product/craft design, @amorawstudio. Quando, perché e come è nato questo progetto? Quali saranno le evoluzioni di questo progetto?

L’amore per l’argilla è nato grazie ad una bella amicizia, una persona che mi conosce molto e che mi ama mi ha incoraggiata a lavorarla e da lì non ho più smesso. È un amore relativamente recente che però completa e arricchisce tutto il resto. Ho anche provato ad estrarre da sola l’argilla durante un viaggio a Fuerteventura e ne è nato un vaso dal colore insolito e dalla forma ancestrale e minimale che rappresenta a pieno la mia visione in questo campo. Lavorare l’argilla mi permette di esplorare piani intimi della mia persona, di andare in profondità pur rimanendo ben salda. Il lavoro manuale è una sorta di meditazione attiva. Inseguo la purezza e l’essenzialità della forma passando attraverso la dedizione all’essenziale, votandomi al minimalismo più tribale. Realizzo a mano tutti i pezzi lentamente e con cura utilizzando argille refrattarie per lo più bianche o nere.

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6. Firenze, il luogo dove il brand risiede, è da sempre culla creativa, terra di eccellenze e competenze antiche. In che modo l’identità di un brand può beneficiare del know-how tradizionale della manifatturiera italiana, senza per questo risultare fané? Come si fa a traghettare il concetto di made in Italy in un’estetica contemporanea/futura?

Firenze e dintorni sono il polo produttivo di Twins Florence anche se la sede vera e propria si sposta con me e il mio tempo lo trascorro prevalentemente a Milano ma la natura, in tutte le sue espressioni e forme, mi accoglie spesso e volentieri. La prima sfida colta quando ho creato il brand, in collaborazione con l’azienda produttrice della mia famiglia, è stata proprio quella di discostarsi dalla visione artigiana classica del prodotto made in Florence. Siamo italiani ma cittadini del mondo e questo è quello che mi ha sempre guidata, anche nelle scelte di vita. Sono fiera di poter contare su maestranze esperte ma per me è stato importante sovvertirne l’estetica.

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Ph. @ilsignormerli
7. Lei è un’architetta. Quali sono delle opere architettoniche che inserirebbe in moodboard fatto per raccontare se stessa? Ha mai realizzato un edificio?

Non ho mai costruito un edificio anche se nella mia mente progetto da anni la mia casa ideale. Sono devota al Bauhaus e al brutalismo razionalista e immagino il mio edificio dei sogni tra natura e materiali grezzi, cemento e legno, linee moderniste, materiali crudi e dettagli raffinati con un occhio al modernariato e uno alla natura che ci circonda. Ammiro molto anche l’architettura organica che ha preso piede in Messico e il mio ideale sarebbe una casa piena di luce naturale e materiali caldi contrapposti al cemento grezzo e all’incursione dell’esterno negli interni (alberi in casa, giardini d’inverno e serre).

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8. Parlando di viaggi: qual è un viaggio che l’ha segnata, e che consiglierebbe a sua figlia di fare (magari tra qualche anno, visto che ora è ancora piccola)? Se dovesse dare un titolo al Cahier de voyage di quel viaggio, quale sarebbe?

San Pedro de Atacama e l’Isola di Pasqua, luoghi magici e dalla forte energia vitale, pieni di vulcani e di fermento, di spazi isolati e dall’atmosfera rarefatta. Titolo: “Isola mente deserto”.

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Ph. @ilsignormerli
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Ph. @ilsignormerli
9. Se penso a lei, penso ad una persona solare e sorridente. Quali sono le attività che la riconciliano maggiormente con il mondo? Ha delle routine che la fanno stare bene, anche in un momento particolarmente stressante?

Sorridente ma anche meteoropatica, molto istintiva ed emotiva. Negli anni ho imparato ad accettare il mio carattere e a prendermi cura di me. Il teatro e quelli che sono poi diventati gli amici della compagnia teatrale Animanera di Milano sono stati la chiave per riappropriami di strumenti che facevano parte del mio linguaggio ma che non avevo mai esplorato fino al momento nel quale ho messo piede sul palco e sono stata diretta dal regista Aldo Cassano. Il teatro ti libera, così come tutte le forme di espressione culturale, e per me è stato davvero un grande dono.

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Ph. @ilsignormerli
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Ph. @ilsignormerli
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Ph. ph @tomasfalmer @lundlundagency
10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Per quanto sia molto legata agli oggetti che hanno fatto parte della mia vita e del mio quotidiano non ne ho uno in particolare, ho una scatola che racchiude lettere, biglietti, scontrini, ricordi di viaggio che custodisco gelosamente e che ogni tanto apro e consulto come fosse un album dei ricordi ma devo dire che, da quando la ceramica ha iniziato a far parte del mio quotidiano, non potrei mai rinunciare ai vasi colmi di fiori (per lo più secchi o disidratati) e alle mie monstere: ho una cucina che sembra più una serra, tanto è invasa dalle piante.

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@lindacalugi

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