POSTCARD

Postcard di Matteo de Mayda

issue #46: waves

C’è un lato nascosto di Venezia, che esce soprattutto d’inverno: silenzioso, lento, nostalgico. Chiediamo al fotografo Matteo de Mayda di raccontarcelo, attraverso una selezione di immagini e una cartolina. Buona esplorazione!

Benvenuti in Caleido, il diario su persone straordinarie curato da MM Company. / Leggi qui l’Editor’s letter

Postcard di Matteo de Mayda
ph. Matteo de Mayda
Postcard di Matteo de Mayda
ph. Matteo de Mayda
1. Se dovesse scrivere un Diario di viaggio da Venezia, quale sarebbe il suo titolo? Cosa significa per Lei questo titolo?

Lio, Clodia e Malamocco.”

Decido di iniziare dalla bocca più lontana da casa: Chioggia (Clodia). Da Castello, prendo un vaporetto che ci porta verso un bus che viene caricato su un battello più grande, così percorriamo quella striscia lunga 21 chilometri e stretta 300 metri che arriva a Chioggia dopo due ore di viaggio.

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ph. Matteo de Mayda

Lì trovo grandi frangiflutti a rompere la forza delle onde e una ruggine fluorescente depositata sugli scogli dal tempo e dalle mareggiate. Da un lato della diga di Sottomarina si possono vedere le onde salate del Mar Adriatico, dall’altro quelle salmastre e piatte della laguna.

Postcard di Matteo de Mayda
ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda

Dopo il tramonto ci dirigiamo verso la bocca di Malamocco, dove ci fermiamo per una notte di poco sonno e troppe zanzare. All’alba raggiungo la spiaggia degli Alberoni, dal lato opposto della bocca, dove una pellicola di alghe copre le rocce, come a proteggerle, e le navi da crociera galleggiano su un mare di prato fino a raggiungere Porto Marghera.

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ph. Matteo de Mayda
Postcard di Matteo de Mayda
ph. Matteo de Mayda
Postcard di Matteo de Mayda
ph. Matteo de Mayda

A ritroso, l’ultima bocca è quella del Lido (Lio), che raggiungo con una bici da Punta Sabbioni, attraversando il lungomare fino a quella rotonda per dervisci rotanti camperizzati. In spiaggia è presto per i turisti, che vengono dignitosamente sostituiti da una distesa di arenicole marine e dalle loro centinaia di disegni sulla sabbia. Vedendo la navetta diretta alla discoteca Il Muretto, noto quanto i ragazzi incamiciati siano esteticamente più noiosi rispetto alle ragazze, accessoriate ognuna a modo suo.

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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda

“Acqua in bocca” significa annegamento, segreto, ma per la laguna è respiro, è voce. Le tre bocche sono insieme accesso e uscita, sono limite e unione, separazione e incontro. In quello sciabordio di senso e contraddizioni abbiamo disperso le ceneri di mia madre un mese fa, in quel quarantesimo giorno in cui secondo diverse culture l’anima saluta la terra. In molte credenze è il cielo ad accogliere chi se ne va, per noi è stata l’acqua.

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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda

Un progetto commissionato da IUAV – Università di Venezia, per il libro Waves

2. Se in questo momento si trovasse a Venezia, a chi invierebbe una cartolina? Che messaggio scriverebbe?

La scriverei a chi mi dona un “butto” per raggiungere il mio barchino. Butto è la parola che definisce quel gesto di dare un passaggio ad una persona per raggiungere la propria imbarcazione quando è ormeggiata in un posto irraggiungibile a piedi. Una forma di solidarietà tra barche che ho trovo simbolica rispetto a come si vive nelle acque della laguna.

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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda
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ph. Matteo de Mayda
3. C’è un oggetto che Le ricorda Venezia? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Il mio barchino si chiama Campagne perché quando ero alle prime armi in laguna, commettevo mille errori: lasciavo giù i parabordi, facevo domande inopportune, e mi sentivo spesso dire “non fare il campagnolo!”. Insomma, volevo sembrare esperto e disinvolto, ma ero (e resto) un campagnolo di Treviso, in laguna a fare del mio meglio. E a noi campagnoli, quando vediamo un’auto targata VE, ci insegnano a dire fin da piccoli “torna in barca!”. Così ho deciso di chiamare il barchino “Campagne”, proprio come i veneziani chiamano noi della terraferma.

Postcard di Matteo de Mayda
ph. Paola Nadia Sampong

Diario di @demayda
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Postcard di Matteo de Mayda
Matteo de Mayda (1984, Treviso) è un fotografo e autore che vive a Venezia. Ha esposto in prestigiose istituzioni come la Biennale di Venezia, Triennale di Milano e Design Museum di Londra. Tra i suoi riconoscimenti più importanti: miglior giovane fotografo italiano (ARTRIBUNE, 2020), FUTURES talent (2021), vincitore ISPA (2021) e del British Journal of Photography International Award (2022). Ha pubblicato i libri Era Mare (2019), There’s no calm after the storm (2024) e Brilla Sempre (2024). I suoi lavori sono apparsi su testate come The New York Times, Financial Times Magazine e Vogue.

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