issue #49: Portraits
Il ritratto come strumento di connessione con l’altro e, allo stesso tempo, di scoperta del sé. Abbiamo chiesto alla fotografa Bea De Giacomo di inviarci una Postcard. Buona esplorazione!
Benvenuti in Caleido, il diario su persone straordinarie curato da MM Company. / Leggi qui l’Editor’s letter

1. Quello del ritratto è un viaggio emotivo, di empatia ed introspezione rispetto a chi fotografiamo. Ha mai avuto un Diario nel quale raccogliere delle fotografie? Se sì, che rapporto ha/aveva? Cosa ci inseriva o scriveva?
Ho iniziato a fotografare come forma di diario, per conservare una testimonianza e un ricordo delle mie esperienze. Ogni scatto è un modo per fissare nella memoria un momento, rendendolo indelebile. Non ho mai avuto la costanza di tenere un diario scritto, ma per me ogni fotografia è una pagina del mio diario visivo.





2. Come è nata la sua passione per i ritratti? Quali sono le caratteristiche che ricerca in questo tipo di fotografie?
La mia passione per i ritratti nasce dal bisogno di creare un contatto con gli altri, di costruire una relazione che vada oltre le parole. Sono una persona timida e la fotografia è il mio modo di avvicinarmi agli altri, anche a chi mi è più vicino, come la mia famiglia. Il ritratto per me è un momento di intimità, in cui cerco di comprendere l’altro e, allo stesso tempo, di scoprire qualcosa di me.



3. Se dovesse scappare con un oggetto in mano, quale sarebbe? Ci manda una foto di questo oggetto?
Una macchina fotografica sarebbe una risposta banale, quindi dico il mio binocolo.


Bea De Giacomo è una fotografa freelance diplomata allo IED di Milano nel 2008. Dopo esperienze in moda, ritratto e editoria, ha collaborato con realtà come M Le Monde, Chanel e Hermès. Oggi si dedica soprattutto a progetti personali che uniscono documentazione e realismo magico, con temi ricorrenti come il tempo, la natura e la contemplazione. Le sue immagini evocano quiete e riflessione, mescolando poesia e quotidianità.


