CONVERSATION

Marc Sadler: Creative blendings

issue #43: Creative blendings

Nella propria carriera, un creativo decide, o deve, uscire dalla propria zona di confort, per esplorare territori o ambiti totalmente nuovi. Come si può affrontare questa sfida? Ne parliamo con il grande designer Marc Sadler, che condivide la sua ricetta fatta di tre passaggi (spoiler): studiare, guardare e ascoltare.

Benvenuti in Caleido, il diario su persone straordinarie curato da MM Company. / Leggi qui l’Editor’s letter

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano

CALEIDO

Il concetto di “contaminazione creativa” è fondamentale nel suo lavoro. Come definirebbe questo concetto in relazione alla sua carriera e ai suoi progetti?

MARC

Le contaminazioni creative rappresentano delle opportunità e talvolta delle soluzioni a necessità o aspirazioni progettuali. È come disporre di un’intera biblioteca, e nella scrittura di un nuovo libro spaziare tra i vari generi letterari per trovare nuova linfa ad uno stile ed un linguaggio narrativo diverso dai precedenti. In campo progettuale significa fare tesoro di esperienze passate o appartenenti a settori merceologici diversi, sperimentando senza pregiudizio processi, materiali, colori, superfici che per varie ragioni possono apparire estranei al progetto ma che, appunto, possono tramutarsi in opportunità sorprendenti.

Marc Sadler: Creative blendings
Unpublished: taken from Marc's camera roll

CALEIDO

Qual è stato l’incontro o la collaborazione che ha avuto il maggiore impatto sul suo modo di intendere la progettazione?

MARC

Sono stato più volte influenzato al punto di fare anche delle inversioni a U, nel lavoro e nella vita. Senz’altro una delle prime e più importanti persone è stato Roger Tallon, mio professore all’Ensad, che mi ha trasmesso il senso della esthetique industrielle come allora in Francia si chiamava il design. Ci raccontava la differenza tra i progetti per l’industria, con le necessarie costrizioni tecniche legate ai processi produttivi, di costo, di targetizzazione e di distribuzione, e i progetti liberi, senza vincoli, influenzati solo dalla propria capacità creativa-artistica. Un tandem fra ragione e istinto che mi ha sempre affascinato.

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano
Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano

CALEIDO

In che modo la globalizzazione ha influenzato il concetto di contaminazione creativa nel design?

MARC

La globalizzazione è stata ed è tuttora importante per veicolare il buon design alle differenti latitudini, e il buon design è comunque frutto di esperienze passate e presenti a volte circoscritte a determinate aree del mondo (penso a certe forme di artigianalità), che grazie alla globalizzazione diventano patrimonio comune. Nonostante il rischio di standardizzazione non la vedo come elemento negativo.

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano

CALEIDO

Qual è la lezione più importante che ha imparato durante la sua carriera?

MARC

Ho sempre cercato di fare il mio lavoro al meglio, impegnandomi per soddisfare il mio cliente e la richiesta alla base del mio ingaggio, senza pretesa di fare “rivoluzioni copernicane”. Mi è successo che un progetto diventasse più significativo, parlo del paraschiena per la Dainese, che da apparato per i piloti di moto è diventato uno strumento fondamentale per salvaguardare la salute (e talvolta la vita) di sportivi professionisti ed amatoriali. Che sia questo il buon design? Certamente io rimango fedele all’antico assioma sul design dove la forma è importante, la funzione ancora di più; le due cose insieme declinate al meglio fanno Bingo!

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Maurizio Gaddo
Marc Sadler: Creative blendings
Marc Sadler
Marc Sadler: Creative blendings
ph. Maurizio Gaddo

CALEIDO

Che consiglio darebbe a un giovane designer?

MARC

Studiare, guardare, ascoltare. Conoscere la storia del design, i grandi progettisti del passato e del presente e il perché della loro grandezza, conoscere le tecniche industriali ma anche artigianali, essere degli instancabili curiosi. Il design è davvero tutto, dalla sedia all’aratro, alla valvola cardiaca, e non c’è limite alla possibilità di creare oggetti belli, funzionali, e oggigiorno sostenibili sotto l’aspetto economico e ambientale. Da questo punto di vista molti dei prodotti sul mercato sono obsoleti, e un bravo designer del futuro dovrà essere capace di dare risposte nuove, senza dimenticare cosa è stato fatto sino ad oggi.

Marc Sadler: Creative blendings
Marc Sadler: Creative blendings
ph. Tommy Ilai for OLEV

CALEIDO

Esistono settori o ambiti creativi in cui ancora non si è ancora cimentato ma che la incuriosiscono?

MARC

Mi incuriosiscono tutti, sono aperto a nuove esperienze e mi piace pensare che non ci sia un settore dove non c’è più nulla da dire o da inventare.

È pur vero che, un po’ annoiato dall’etichetta di
‘designer tecnico’ che mi è stata affibbiata nel
corso degli anni, non mi dispiacerebbe cimentarmi
nella progettazione di arredi in serie limitata, quasi
sculturali, in cui forma e materia possano essere
esaltate al massimo (ma forse alla fine metterei
anche qui un po’ di tecnicità…)

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano
Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano

CALEIDO

La sua è una lunga carriera. Quali sono le sue principali fonti di ispirazione, e come sono cambiate nel tempo? Come fa a maturare nuovi punti di vista? Ha un rituale che la aiuta a ravvivare la creatività?

MARC

Le fonti di ispirazione sono tante, ovunque e anche piuttosto classiche: la natura (flora e fauna sono spesso capolavori di design), i libri, le mostre, i film, la storia, i prodotti dell’ingegno umano! Non ho nessun rituale se non che sono un attento e curioso osservatore e capita che venga ispirato casualmente da ciò che mi circonda.

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ph. Stefania Giorgi

CALEIDO

Ci sono momenti in cui sente il bisogno di allontanarsi dal design e dalla creatività? Cosa fa in questi casi?

MARC

Certamente, in quei casi mi dedico al bricolage o al giardinaggio. Mi distende, anche se poi alla fine ricado nei pensieri dei progetti, perché le idee vengono ad intervalli non programmati, e quando vengono c’è l’urgenza di verificare se sono buone o no. E poi mi piace molto la pittura, ma essendo una forma di espressione personale ho con essa un rapporto complicato, poco rilassato.

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano
Marc Sadler: Creative blendings
ph. Luigi Fiano

CALEIDO

Ha mai avuto un fallimento o un progetto che non è andato come previsto? Come ha gestito quella situazione?

MARC

Parecchi, ma non farò nomi! Nel design industriale il successo del progetto è legato al suo successo commerciale, deve essere venduto e generare reddito, quando ciò non si verifica è un problema anche perché dietro ci sono spesso investimenti cospicui. Le ragioni dei fallimenti sono tante e diverse, sia da parte del designer che dell’imprenditore. Un progetto mal interpretato e sbagliato dal designer, o la mancanza di qualità nel prodotto, cioè incapacità produttiva dell’imprenditore, o la mancanza di promozione, o la distribuzione disorganizzata. Certo, se fra designer e impresa c’è buon dialogo e confronto costruttivo sin dall’inizio tutti questi rischi si riducono.

Poi ci sono progetti che, proprio perché sono
particolarmente propositivi e innovati, hanno
successo solo a livello di immagine, vengono
riconosciuti dalla stampa di settore e pubblicati,
ma non hanno altrettanta presa sul pubblico. Il
designer viene glorificato… ma a livello di
progetto resta il flop.

Nella mia carriera certamente c’è stato questo e quello, ma aldilà delle delusioni tutto è servito a formare il bagaglio di esperienza che continuo a mettere al servizio di nuovi progetti.

Marc Sadler: Creative blendings
ph. Maki Galimberti

CALEIDO

Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

MARC

Nel passato sono stato un collezionista, dai francobolli ad altro, e come ogni bravo collezionista ero spesso frustrato dal non arrivare a possedere “quel tale esemplare rarissimo”. Sentendomi prigioniero di queste passioni ad un certo punto ho deciso che non volevo avere più nessuna dipendenza o affetto per nessun tipo di oggetto, il piacere della memoria è nella mia testa ed è soprattutto rivolta ai miei cari. Tuttavia una cosa dalla quale mi separerei a fatica è un modello di treno, di scala piuttosto importante, che ho trovato casualmente da un rigattiere sul Naviglio a Milano, e che proviene dalla Orenstein & Koppel, un’azienda meccanica tedesca costruttrice di grandi macchine e locomotive per la quale mio padre aveva lavorato. Un incrocio sorprendente e significativo, senza contare che mi piace molto l’oggetto in sé per sé.

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Marc Sadler
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Marc Sadler
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Marc Sadler

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*Sapiens Da animali a dèi di Yuval Noah Harari

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@ibs
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@amazon

*Penser l’Architecture di Peter Zumthor

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@abebooks
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*Villa Borsani (Milano)

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*La Wassily Chair di Marcel Breuer

*La Lounge Chair Platner

*Tutte le lampade di Gino Sarfatti

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Diario di @marcsadlerstudio.
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