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Maarten De Ceulaer: Superpowerful objects

issue #38: Superpowerful objects

Il Diario del designer belga Maarten De Ceulaer riflette sul superpotere degli oggetti di evocare emozioni, scatenare associazioni mentali e coinvolgere l’immaginazione. Questo perché il rapporto con gli oggetti innesca connessioni con temi profondi come quello della memoria, della nostalgia, dell’identità e dell’attaccamento emotivo. Per contro, fa riflettere su quanto possa essere difficile affrontare il cambiamento e la perdita di ciò a cui siamo affezionati. Buona esplorazione!

Benvenuti in Caleido, il diario su persone straordinarie curato da MM Company. / Leggi qui l’Editor’s letter

Maarten De Ceulaer: Superpowerful objects
Ph. Joran Vanhaste x Modular Lighting Instruments
1. Il suo è un design basato sulle storie, ovvero sul creare oggetti capaci di spostare l’attenzione dall’oggetto stesso verso qualcos’altro, di immaginifico. In che modo è possibile fare questo? Quali sono le condizioni per riuscirci?

Spesso cerco di esprimere o trasmettere una certa sensazione, emozione o atmosfera all’interno dell’opera. Con i miei pezzi Suitcase, ad esempio, utilizzo forme, materiali e dettagli ispirati a lussuose valigie e bauli a vapore di un’altra epoca, più sofisticata di quella in cui viviamo, e naturalmente questo fa sì che la mente si allontani e sogni di viaggi del passato o avventure che devono ancora arrivare. Quando si vede un grande divano che sembra un ammasso di cellule microscopiche o un virus ingrandito a dismisura, anche l’immaginazione inizia a viaggiare. Come per l’arte, questi oggetti evocano tutte le associazioni che la nostra mente può fare, ed è così che l’oggetto crea un dialogo con lo spettatore. A volte non è necessario che si tratti di una storia in senso narrativo. Le Stained Glass Lights sono oggetti luminosi così ricchi di colori e pattern che si possono ammirare come se si stesse guardando un dipinto astratto. La mia missione è che il mio lavoro ispiri le persone e non si limiti a creare un altro bell’oggetto.

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@maartendeceulaer
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2. Da dove attinge le ispirazioni per questo processo? Sono ricorrenti, o sempre diverse?

L’ispirazione spesso proviene da piccole cose che trovo, che sia durante una passeggiata in città o nella natura, una mostra d’arte, un libro, o guardando architetture, moda, film. Qualcosa di piccolo attira la mia attenzione e rimane con me, e, nei giorni o nelle settimane successive, si abbina a qualcos’altro, e poi di nuovo con qualcos’altro, e lentamente il progetto inizia a prendere forma.

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3. Qual è un artista che riesce nell’intento di fare questa cosa con lei? Ce lo suggerisce, così iniziamo a seguirne il lavoro?

@gaetano.pesce, che purtroppo è deceduto, era sicuramente un designer capace di darmi questa sensazione. Il suo lavoro è così espressivo e libero, la sua creatività non aveva confini e non gli importava mai di essere “coerente”.

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4. Il suo è un design sognante, che sempre racchiude un elemento di fantasia. Che rapporto ha con i sogni? C’è un sogno ricorrente che la insegue? O uno che fa ad occhi aperti?

Mi piace molto sognare. Adoro i sogni che non hanno senso, che quando ti svegli ti chiedi davvero come è possibile che la tua mente sia arrivata a quello. Mi piace quando si intrecciano persone, luoghi e cose che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, ma, in quel contesto, acquisiscono inspiegabilmente un senso. Poi però improvvisamente ti svegli e ti rendi conto che stavi sognando qualcosa di impossibile. In un certo senso è così che funziona anche la mia creatività. Si tratta di collegare idee, concetti, materiali, tecniche di produzione, dettagli, storie ecc., e “sognare” un nuovo progetto.

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5. Che rapporto ha con le aziende del design? Qual è il rapporto tra artigianato e industria nei suoi progetti?

La mia carriera è decollata con la Pile of Suitcases, il mio progetto di laurea alla @designacademyeindhoven. Volevo che il pezzo fosse interamente realizzato in pelle, e ovviamente, all’epoca, non avevo le competenze per produrlo da solo, quindi ho lavorato a stretto contatto con un vero maestro artigiano della pelle, @ralphbaggaley. È stato un lungo processo, ci siamo incontrati per mesi, discutendo tutti i dettagli possibili, prototipandoli, testandoli, adattandoli. Ho molto apprezzato questa collaborazione perchè, come designer, sono stato in grado di portare questo artigiano al di fuori della sua zona di comfort e fargli provare cose che non aveva mai prodotto prima. Dopo questa esperienza, mi sono spesso affidato ad artigiani e laboratori di produzione per realizzare i miei pezzi unici ed edizioni limitate, perché volevo che fossero eseguiti perfettamente. Ho avuto anche alcune collaborazioni molto belle con marchi di design, come @deknudtmirrors, @supermodular o @cc_tapis. Ho avuto anche esperienze di collaborazioni che non hanno prodotto i risultati sperati e sulle quali ho investito anni in progetti che poi sono stati annullati per vari motivi. Lavorare con i marchi sembra essere un affare molto più rischioso che lavorare con le gallerie, dove si è molto più legati al concetto di “1to1”. Con i marchi, ci sono così tanti fattori e persone e dipartimenti coinvolti nel processo che alla fine molte cose sono completamente fuori dal tuo controllo… Quando realizzo un progetto da solo o con un artigiano, invece, ho il pieno controllo del processo, e questo mi dà molta soddisfazione.

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6. Di recente ho acquistato un libro per bambini (Sentirsi a casa), che diceva “a casa non si va, si torna”. Cosa ne pensa di questa frase? Dove si trova la sua casa (in senso più ampio)?

In questo momento, casa mia è dove sono i miei cari, e dove posso fare ciò che mi piace fare. Il mio partner, la mia famiglia, i miei amici stretti sono molto importanti per me, e avere uno studio dove posso fare il mio lavoro in pace. Ho vissuto in Belgio per tutta la mia vita, tranne per alcuni anni di studio in cui ho vissuto nei Paesi Bassi. È un paese così piccolo che mi consente di avere vicino tutte le persone per me importanti, e questo include anche le persone con le quali realizzo i miei progetti.

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7. Che rapporto ha con la sua casa? Qual è il suo angolo preferito, c’è un’abitudine che la lega alla sua casa?

Recentemente mi sono trasferito dal mio appartamento, dove ho vissuto per quasi 15 anni, per andare a vivere nell’appartamento del mio partner, e devo ammettere che è stato più difficile di quanto pensassi dal punto di vista emotivo. Alla fine però, ciò che conta davvero è essere vicino alla persona che amo di più, e apprezzo anche questo periodo di scoperta e di ricerca della mia strada in questa nuova casa e in questo nuovo quartiere.

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8. Dagli studi alla @designacademyeindhoven, al design per brand (@fendi, @budri_official, @cc_tapis), alla creazione di pezzi d’arte e collectibles (@ninayashar, @rossana_orlandi), la sperimentazione è alla base dei suoi lavori. In un momento in cui tutti parlano di sperimentazione, ci racconta come avviene la sua? In quali forme, lungo il suo percorso creativo, sperimenta?

Mi piace usare il mio lavoro come strumento per esplorare e scoprire nuovi materiali, tecniche di produzione, artigianato, ecc. Non sono il tipo di designer che ha un materiale preferito con cui lavora sempre, piuttosto tutto il contrario. Naturalmente cerco sempre i materiali e le tecniche di produzione che meglio si adattano a un certo progetto, ma a volte il materiale e le tecniche di produzione vengono sempre al primo posto. Ad esempio, ho visitato lo studio di vetro @atelier_mestdagh, qui in Belgio, e mi sono innamorato di questo splendido vetro soffiato a bocca che ho scoperto lì, e tutto il progetto si è sviluppato da quel punto in poi. Quando scopri un nuovo materiale, inevitabilmente c’è un lungo processo di sperimentazione, dove esplori le sue caratteristiche e capisci come lo userai. È quello che amo di più di questo lavoro, le esplorazioni, le sperimentazioni, il viaggio che porta allo sviluppo di un’idea e alla sua realizzazione fisica.

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A volte ho un’idea di cosa voglio fare, o di come voglio che siano i pezzi, e inizio semplicemente a provare tutti i tipi di materiali e tecniche di produzione, fino a quando non trovo qualcosa che funzioni bene, come con i miei pezzi Mutation. Capita anche che stia semplicemente sperimentando con materiali dal nulla, senza un’idea precisa di cosa voglio fare o raggiungere, e lascio che il processo e la mia intuizione mi guidino. È così che sono nate le mie Balloon Bowls, sperimentando con gesso, palloncini e pigmenti.

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9. In che cosa risiede oggi il valore del design? Guardando sia al passato che al futuro, come stanno cambiando i valori che le nuove generazioni attribuiscono al design? Che cosa cercano le nuove generazioni da oggetti, arredi e prodotti di design?

Sento che attualmente ci troviamo in un periodo in cui le grandi scuole e i dogmi nel design sono scomparsi, e siamo entrati in un’epoca in cui tutto va e tutto è possibile. Naturalmente anche in passato c’erano persone che si avvicinavano al design in modo radicalmente diverso rispetto ai loro coetanei, come @ettoresottsass_official o @gaetano.pesce. Ma oggi ci sono così tanti nuovi giovani designer che entrano nel campo ogni giorno, e ognuno cerca di lasciare un segno e trovare la propria strada. Mi piace il fatto che il design da collezione stia guadagnando importanza in questi ultimi anni, e che molte persone inizino ad apprezzare gli aspetti artistici del design accanto a quelli meramente funzionali.

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10. qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? qual è il ricordo legato ad esso? ci manda una foto scattata da lei?

Ho un bollitore di ceramica che ho ricevuto in regalo dal mio caro amico @nacho_carbonell, con cui ho studiato alla @designacademyeindhoven. Era uno dei suoi primi progetti, prima che diventasse famoso, e mi ricorda tutti quei momenti meravigliosi che ho passato con lui e la sua ragazza Paloma, e tutti gli altri studenti internazionali con cui condividevamo un tetto. Mi riporta a quei tempi in cui non avevamo preoccupazioni e nessuna idea di cosa ci riservasse il futuro, ma eravamo molto eccitati e desiderosi di buttarcisi dentro a capofitto.

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Diario di @maartendeceulaer
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Tutte le immagini sono tratte dal profilo Instagram dell’intervistato, e rappresentano una parte integrante dello storytelling editoriale dell’intervista. Consultare il profilo Instagram dell’intervistato per visionare i crediti completi.

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