issue #08: starring objects
Caleido racconta il Diario di viaggio di Susanna Pozzoli, fotografa e creativa. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter
Diario di: @susanna_pozzoli_photographer




1. Quello che un fotografo, grazie ai suoi scatti, fa fare a chi li osserva, è un viaggio mentale… Verso un luogo, una persona, o un oggetto. Ricorda un oggetto in particolare, o una serie di oggetti, che ha deciso di fotografare? Qual è il ricordo legato a questo scatto? Se dovesse dare un titolo a questo scatto, quale sarebbe?
Tra i tanti, mi viene da citare l’atelier di un ceramista in Corea del Sud che fotografai nel 2010. Una mattina, molto presto, entrammo insieme in bottega. La luce baciava un grande telo in plastica che copriva le forme non ancora cotte e un banale spruzzino in plastica verde era illuminato con tanta grazia da diventare “magico”. Io posai il cavalletto, preparai la mia Rolleiflex e scattai. Il maestro a quel punto prese lo spruzzino per utilizzarlo: lo scatto seguente ha perso la poesia data da un oggetto così banale, che la fotografia rende speciale. Il titolo che darei a questo scatto è: Magia del primo mattino nella bottega di Park Boo Won (Do Won Yo), Gwangju, Gyeonggido, Corea del Sud. Il mio lavoro è strettamente correlato agli oggetti e racconta ambienti che in qualche modo sono abitati dall’anima di chi li ha creati e di chi li utilizza. Da sempre amo cogliere la vita nella calma di un luogo. Quello che cerco è un ritratto e non una rappresentazione fredda e distante.

On the Block#1, Harlem NYC 2007 | Ph. Susanna Pozzoli
2. Pensi ad un viaggio che porta nel cuore, e immagini di dover inviare una cartolina che raffigura un oggetto (anziché un tipico paesaggio). Di che viaggio si tratterebbe? Che oggetto sarebbe quello stampato sulla cartolina? Perché proprio quello?
Vivo a Parigi, e comunque all’estero da diversi anni. A causa del Covid, per oltre un anno non sono potuta tornare in Valchiavenna (Lombardia), dove sono nata e cresciuta. Ritrovare quei luoghi, dopo il periodo di distacco e di tensione che questo momento storico ha comportato, è stata una forte emozione, unica. Sono rientrata a Chiavenna con il desiderio di ritrovare i miei cari e ho riscoperto i luoghi della mia infanzia con un nuovo sguardo. Il mio viaggio mi ha portata a riscoprire la casa di mio nonno a Campodolcino, il luogo dove mia madre è nata e dove passai tutte le mie estati. La casa, semplice e spartana, è ancora vecchio stile, ha una grande ringhiera esterna e nel sottoscala si trova l’atelier del nonno: fabbro, ripara-tutto, idraulico e saldatore. Le sue scarpe impolverate mi hanno fatto tornare bambina. All’entrata, nel corridoio, una cintura e il cappello di paglia della nonna mi hanno ricordato le mattine d’agosto nell’orto pieno di lamponi pronti da raccogliere…


3. A chi la invierebbe? Che messaggio scriverebbe?
La invierei a Aldo, mio fratello che vive in Canada e che non torna in Italia da due anni: “Caro Aldo, questo lungo periodo complicato, triste e faticoso, porta con sé una sola certezza. Quando tornerai troverai le montagne più belle e imponenti che mai, ti commuoverai passeggiando per le strade del paese e ogni piccola cosa avrà un sapore ricco, unico e magnifico. Tieni duro, immaginando il piacere degli abbracci che ti attendono e il gusto meraviglioso di tutto ciò che riscoprirai. Susanna”







