issue #08: starring objects
Caleido racconta il Diario di viaggio di Beppe Brancato, fotografo di interni. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter
Diario di: @beppebrancato_studio




Ph. Beppe Brancato
1. Quello che un fotografo, grazie ai suoi scatti, fa fare a chi li osserva, è un viaggio mentale… Verso un luogo, una persona, o un oggetto. Ricorda un oggetto in particolare, o una serie di oggetti, che ha deciso di fotografare? Qual è il ricordo legato a questo scatto? Se dovesse dare un titolo a questo scatto, quale sarebbe?
Gli oggetti hanno da sempre un fascino intrinseco perché portano con loro storie, narrazioni, periodi, progetti e soprattutto anime. In un vecchio frantoio siciliano ho ritrovato oggetti di forme contemporanee ma di sapore altamente passato, di un vissuto sudato e intenso, di una bellezza attuale e una materialità profonda. “The poetry of material things”. Questo è stato il mio pensiero alla vista ma soprattutto al tatto di questi oggetti speciali, mutati negli anni, ma di immutabile estetica.


2. Pensi ad un viaggio che porta nel cuore, e immagini di dover inviare una cartolina che raffigura un oggetto (anziché un tipico paesaggio). Di che viaggio si tratterebbe? Che oggetto sarebbe quello stampato sulla cartolina? Perché proprio quello?
Credo molto nel “potere” degli oggetti provenienti dai luoghi… Se posso, cerco sempre di portarmi dietro qualcosa che appartiene ad un luogo che, se anche per poco, mi è appartenuto. Vivere un luogo vuol dire anche questo: riuscire ad assorbire quanto più possibile, anche attraverso oggetti o elementi. In Vietnam, alcuni anni fa, ho trovato una famiglia di ceramisti che realizzava ciotole e tazze a mano, tutte irregolari, tutte uniche. Associo quel viaggio ai sapori, alle mani che assaggiano sapori mescolati alle culture… Per questo motivo, quella ciotola mi ricorda tutto ciò.



3. A chi la invierebbe? Che messaggio scriverebbe?
Manderei questa cartolina a mio figlio dicendogli di non fermarsi mai alla sola vista, ma di associare alla vista una profonda armonia di sensi. Gli direi di esplorare, toccare, cercare il bello nel vero, nel reale, nell’unicità che, anche un oggetto fatto a mano, riesce a dare. Di non essere mai superficiale, ma andare oltre gli schemi, le mode, di prendere forma nella bellezza dell’unico, mantenendo la fragilità che ciò comporta, ma la potenza che ciò la racchiude, come nel caso di una “semplice” ciotola.







