POSTCARD

Postcard di Alessandra Canteri

issue #29: remote summer

Caleido racconta il Diario di viaggio di Alessandra Canteri, fotografa, dal Sud America alle Galapagos. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @alessandracanterini

Postcard di Alessandra Canteri
Ph. Alessandra Canteri
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1. Se dovesse selezionare delle fotografie da incollare nel suo Diario estivo, chiamato “Remote summer” quali sarebbero? Ripensando a quando le scattò, che cosa la colpi? 

Il progetto che ho scelto di presentarvi These boots are made for walking nasce da un viaggio in Sud America iniziato in Patagonia e terminato alle Galapagos, dove il mio interesse si è focalizzato sulla flora e soprattutto sulla fauna incredibilmente variegata di queste isole. Il nome Galapagos è stato dato dai naviganti in onore delle tartarughe giganti che popolavano queste isole, ma un ragazzo dell’isola mi ha dato una seconda versione: gala-pagos si riferirebbe alla “resa dei conti galattica” come se arrivare su una delle sue isole amplificasse il giudizio positivo o negativo dell’universo nei nostri confronti. Le iguane di terra, discendenti dagli ultimi dinosauri, le tartarughe giganti e le sule sono arrivate dal Sud America. I leoni marini e i pinguini sono arrivati dall’Antartico spinti dalla corrente di Humbolt, gli uccelli terrestri hanno attraversato l’oceano volando dal Nord America, il granchio Sally ha dieci gambe e viene dal Messico mentre i gatti, i cani, le capre e i maiali sono stati portati dall’uomo. La mia attenzione quindi si è focalizzata sulle zampe e gli arti, propulsori del movimento nello spazio e di questi lunghissimi viaggi erratici tra i due emisferi che hanno trovato la loro destinazione finale su queste isole, come calamitati dal vulcano che riposa sotto di esse.

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2. Se si trovasse ora in quella precisa situazione, e dovesse inviare una cartolina, a chi la invierebbe? Che messaggio scriverebbe?

Se dovessi mandare una cartolina sarebbe l’immagine delle zampe azzurre della sula pata azul, che deve il colore delle sue zampe alle sardine che pesca ogni giorno gettandosi a capofitto nel mare. Questo colore la rende unica, e invierei questa cartolina a chi non accetta il nuovo e il diverso, a chi ragiona in modo unilaterale e schematico perché su queste isole si sentirebbe perso, disorientato dalla perfetta convivenza di creature tanto diverse tra loro. La concentrazione di odori, colori e suoni si posiziona tra il carnevale di Rio e un girone dantesco. Qui non ci sono regole, il caos regna sovrano e l’ordine è dettato solo dalla natura, dalle sue raffiche di vento, dalle nuvole velocissime, dalle tartarughe giganti a spasso con i galli e le capre, dagli squali che nuotano nel porto, dai leoni marini che ruttano e rivendicano la proprietà privata delle panchine sparse in paese, posizionate in corrispondenza di tramonti romantici che ci vengono preclusi.

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3. Qual è un oggetto dal quale non si separerebbe mai (esclusa la sua macchina fotografica)? Che emozioni le suscita?

Colleziono sassi: in ogni viaggio, ne cerco sempre uno da portare a casa. Guardarli e toccarli mi da un senso di pace e mi rimanda alle origini del mondo. Un pò come se loro fossero i detentori della storia, l’avessero attraversata uscendone indenni e, a modo loro, me la raccontassero.

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Alessandra Canteri è una fotografa italiana che vive a Milano. Scopre la sua passione per il cinema un’estate, da adolescente, guardando e riguardando delle vecchie videocassette di Hitchcock. Dopo gli studi di cinema tra Bologna e Parigi, frequenta il Master biennale in fotografia presso l’ Istituto C.F.P. Bauer di Milano. Ora collabora con brand e agenzie. La sua pratica fotografica è per la maggior parte in analogico e la sua ricerca parte da una riflessione sul tempo, sulla presa di coscienza dell’impossibilità di poterlo trattenere, controllare. La percezione di essere fuori tempo si traduce formalmente in strategie di dilatazione e contrazione del tempo e dello spazio, attraverso la ripetizione e la serialità, il micro e macrocosmo, nel tentativo di rimodellare il ricordo visivo.

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