CONVERSATION

Caleido intervista Cynthia Vilchez

issue #31: The value of symbols

L’intervista su Caleido a Cynthia Vilchez, designer di gioielli e fondatrice del brand Aliita, è la cover story della Issue #31, intitolata: The value of symbols. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @aliita.official

1. Ripensando al suo passato ed alla sua infanzia, c’è un gioiello in particolare che l’ha particolarmente ispirata? Uno di quelli che è idealmente sempre con lei?

Penso a due pezzi in particolare, che mi accompagnano da sempre. Si tratta di due piccolissimi orecchini di brillanti, semplici, con un taglio carré. Nel mio Paese, il Venezuela, si è soliti fare i buchi alle orecchie delle appena nate, e così anch’io ho questi orecchini da quando ero piccola. Adoro la loro semplicità, che ha influenzato anche lo stile delle mie collezioni. Il secondo pezzo del cuore è invece un braccialetto décor di mia nonna, che mi ha regalato anni fa: si contraddistingue per un degradè di diamanti, da uno centrale più grande ad altri più piccoli tutti attorno. Sono due pezzi che sento particolarmente privati ed intimi, ed è per questo che non li ho “replicati” nella mia collezione.

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2. Il nome del suo brand di gioielli, Aliita, è sia un anagramma di “Italia” che una parola significante “oggetto importante” in Wayuu (la lingua nativa degli indigeni Guajiros che abitavano Zulia, in Venezuela, dove lei è nata e cresciuta). Che cosa c’è di quel mondo nelle sue collezioni?

L’influenza del Venezuela arriva in maniera quasi fisiologica… Me ne accorgo solo a collezione ultimata, quando ne osservo le palette cromatiche, gli smalti e le tipologie di pietre utilizzate: riconosco che il colore sia predominante, ma non riesco a farne a meno. C’è poi la componente di significato tipica dei gioielli, intesa come rappresentazione e narrazione; un mezzo capace di regalare emozioni e far scattare reazioni come un sorriso, una simpatia, una sinergia. Dei pezzi che diventano quasi intimi, perché racchiudono un messaggio intrinseco e non è solo perché esistono. È questa per me l’importanza del mio lavoro.

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3. Quindi secondo lei con i gioielli si instaura un rapporto diciamo confidenziale? Se sì, in questo dialogo, che ruolo ricopre la nostalgia?

Assolutamente sì, questo legame io lo sento in modo inequivocabile… Lo definirei intimo ma penso che il termine giusto sia proprio “confidenziale”. Pensiamo ad esempio ad una collanina: essa spesso rimane nascosta timidamente dentro la maglietta, invisibile agli occhi altrui, e dunque legata a noi solo da un sottilissimo legame privato, invisibile, depositario di un vibe positivo che ci fa star bene. Certamente i gioielli possono suscitare anche sentimenti ben più malinconici come la nostalgia. Penso ad esempio alla linea Flor (che si rifà ai petali dei fiori): essa è un omaggio alla memoria di mia nonna: un ricordo che oscilla tra gioia e malinconia per ciò che è trascorso o risulta lontano.

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4. I gioielli di Aliita sono molto più che semplici ornamenti; sono autentici talismani, portatori di significati profondi. Ma quali sono esattamente i valori e i messaggi principali che comunica attraverso le sue creazioni?

La linea “Pura”, con la sua estetica minimalista e linee essenziali, rappresenta in modo tangibile il modo in cui Aliita comunica significati profondi attraverso il suo lavoro. A prima vista, potrebbe sembrare semplicemente una serie di gioielli ma, in realtà, ciascun pezzo racconta una storia profonda. Questa linea ha preso forma quando desideravo sentire vicina la presenza della mia famiglia, sparsa in giro per il mondo. Volevo creare qualcosa che potesse costantemente richiamare il calore e l’energia familiare, così ho aggiunto la lampadina come un omaggio a questa idea. Successivamente, ho introdotto elementi più giocosi, come il dinosauro, in onore dei miei figli, con i quali passavo ore a parlare di… dinosauri! Nonostante le dimensioni relativamente piccole di questi gioielli, il loro significato è profondamente emotivo. Non si tratta solamente di uno sfoggio, ma di una connessione personale e di ricordi che vanno ben al di là della superficie. Ma Aliita non si ferma qui. La linea “Fruta Fresca” è l’esempio perfetto di gioia pura. La loro lavorazione è veramente affascinante: ogni colore viene applicato manualmente con una siringa e poi cotto in forno per tre ore per fissare ogni sfumatura. Considerando che alcuni pezzi richiedono sei o otto colori diversi, la produzione è un processo lungo e artigianale. Ciò che rende questi gioielli ancora più speciali è il fatto che, sotto quei colori brillanti, si cela l’oro. È come se coprissero qualcosa di già prezioso con una nuova luce, rendendo il gioiello ancora più intimo per chi lo indossa.

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5. Come ha sviluppato il suo stile personale, e come questo si riflette nel marchio Aliita. Al di là del mondo dei gioielli ci sono altri aspetti creativi, nel mondo dell’arte della musica, della prosa che in qualche modo credi abbiano forgiato la sua visione?

Non c’è una ricetta precisa per il mio stile, ma è un mix di diverse influenze creative. La musica, le mostre d’arte, i viaggi e l’immersione in nuove culture sono fondamentali. La musica, ad esempio, ha il potere di evocare emozioni profonde e di sprigionare una forza creativa irrefrenabile. Le mostre d’arte mi permettono di esplorare nuove forme di espressione, i viaggi mi aprono a nuove prospettive. Tutto questo si riflette nelle mie collezioni.

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6. C’è un fatto in particolare desidera preservare nella memoria? Un’esperienza o un viaggio che continua a riverberare nelle sue collezioni?

Per me, questo argomento ha due sfaccettature significative. Iniziamo con il primo aspetto: vivere a Milano. La città è straordinariamente affascinante poiché è intrisa di design e offre un costante susseguirsi di mostre. Questo rappresenta un netto contrasto con Maracaibo, la mia città natale, dove i musei sono praticamente assenti. A Milano, invece, ogni giorno si aprono nuove mostre, e questo ha costituito un cambiamento profondo nella mia vita. Inoltre, alcuni luoghi occupano un posto speciale nel mio cuore. Venezia, ad esempio, con la sua atmosfera artistica unica e, naturalmente, le frequenti mostre. Ma c’è un altro luogo che ha un impatto straordinario su di me: il mare, soprattutto in inverno. Vengo da Maracaibo, una città costiera, e sono culturalmente legata anche ad Aruba, un’isola dei Caraibi. Oltre agli elementi letterali come l’ombrellone e la paletta, il semplice atto di trovarsi al mare in inverno può avere un effetto benefico straordinario. Credo che sia principalmente uno stato mentale: un contesto stimolante che favorisce la creatività. Per me, questi due aspetti sono di fondamentale importanza.

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7. Hai mai desiderato esprimere la sua creatività in modo diverso? C’è qualcos’altro che vorrebbe creare?

Non escludo l’idea di sperimentare in altri campi artistici… Anche se questa domanda non mi è mai stata posta prima! Devo dire che quando si tratta di gioielli, la creatività mi scorre naturalmente e mi sento completamente a mio agio. Tuttavia, resto sempre aperta all’esplorazione di nuovi orizzonti artistici. Fin da quando ero bambina, sono stata affascinata da oggetti di dimensioni ridotte, come i giocattoli in miniatura. Mi piaceva molto interagire con materiali come la plastilina. Quando creo gioielli, mi sento davvero nel mio elemento, è un luogo in cui ritrovo serenità e concentrazione.

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8. Ha mai pensato di creare gioielli personalizzati per qualcuno? Le piacerebbe farlo? Esiste una persona, sia del passato che del presente, che ammira e che vorrebbe omaggiare con uno dei suoi gioielli o vedere indossare una sua creazione?

Non ne ho ancora avuto l’occasione, ma mi piacerebbe! Pensando sul passato, sarebbe stato un onore per me realizzare un gioiello per @jaggerbianca, soprattutto durante il suo matrimonio quando i suoi capelli iconici erano in primo piano. In quel caso, avrei concepito un pezzo ispirato alla mia linea “Petalos”, magari degli orecchini… Essere parte di quel momento sarebbe stato straordinario!

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9. Da un punto di vista tecnico e dei materiali, sta sperimentando qualcosa di particolare? Ha intenzione di utilizzare materiali diversi dall’oro per le sue creazioni?

Adoro sperimentare. Abbiamo prodotto la linea con il cammeo, che di solito viene realizzata su conchiglia, adattandola alla porcellana. È stata un’esperienza interessante con i suoi limiti. Parlando di conchiglie, ce ne sono di diversi tipi. Abbiamo anche lavorato con l’avocado e con la amanita, che è una corallo verde che proviene dal turchese e, quando ossidato, assume un effetto marmo con venature, diventando molto interessante. Ci piace sfidare le convenzioni, anche se spesso questo processo è accompagnato da molto scetticismo. È anche un modo per coinvolgere gli artigiani, i veri artisti, e spingerli a scandagliare nuove soluzioni. Il mondo della gioielleria può essere scettico riguardo a nuove idee, ma quando poi gli artigiani vedono il prodotto finito ne apprezzano la creatività, e iniziano a crederci!

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10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Nella mia casa c’è una collezione di piccoli profumi in miniatura che mia nonna, mia madre ed io collezioniamo da molto tempo. Questa preziosa raccolta è custodita in una vetrinetta d’ottone Anni Trenta, originariamente appartenuta a mia nonna ad Aruba. Mia madre ha creato una replica di questa vetrina, e ho voluto preservare questa tradizione di famiglia. Oltre ad essere un ricordo affettuoso della mia infanzia, trovo ispirazione nella forma della vetrina stessa, e nel trasporto emotivo che mi regala quell’angolo speciale della casa.

Tutte le immagini sono tratte dal profilo Instagram dell’intervistato, e rappresentano una parte integrante dello storytelling editoriale dell’intervista. Consultare il profilo Instagram dell’intervistato per visionare i crediti completi.

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