issue #54: Common beauty
In un mondo del design spesso dominato da individualismi, i designer e imprenditori Felicia Hung e Nick Ozemba (fondatori di Quarters NYC e del brand In Common With), hanno costruito un universo fondato sulla condivisione: delle idee, dei processi, degli spazi. Buona esplorazione!
Benvenuti in Caleido, il diario su persone straordinarie curato da MM Company. / Leggi qui l’Editor’s letter

CALEIDO
Il vostro brand @incommonwith è nato nel 2018 da una visione condivisa. Come descrivereste l’evoluzione, da allora sino ad oggi, di quella visione?
FELICIA
Quando abbiamo fondato In Common With, volevamo creare oggetti ben realizzati e frutto di una collaborazione con le persone e gli ambienti che li circondano. L’illuminazione ci è sembrata un punto di partenza naturale: ci permetteva di esplorare come materiali, processi e prospettive diverse potessero unirsi. Da allora, la nostra visione si è evoluta. Siamo ancora guidati dalla curiosità e da un pensiero sistemico, ma ora ci poniamo domande più grandi: non solo come costruire un prodotto, ma anche come modellare l’ambiente in cui quel prodotto vive.
NICK
Quarters è una naturale estensione di tutto questo. È uno spazio in cui le idee alla base del nostro lavoro possono vivere alla luce del sole. Dai mobili vintage alle stoviglie che abbiamo disegnato per The Bar, tutto è connesso. Rispecchia il nostro modo di vivere, accogliere e creare. È meno uno showroom e più una conversazione in continuo divenire. E abbiamo iniziato tutto questo in uno studio di appena 20 metri quadrati, il che ci ha obbligati a essere ingegnosi. Quella limitazione è diventata parte del nostro DNA.

CALEIDO
Il vostro processo progettuale è fortemente collaborativo. Da dove nasce questo approccio? In che modo le collaborazioni influenzano l’identità del vostro brand?
FELICIA
Gran parte della nostra ispirazione nasce dalle tecniche di produzione e dal desiderio di esplorare fino in fondo le potenzialità dei processi tradizionali.
Questo ci permette di collaborare in modo molto connesso con artisti, artigiani, clienti, materiali e ambienti. La nostra esperienza nella gestione operativa e la conoscenza della materia ci hanno aiutato a semplificare e ampliare le possibilità di portare tutto questo nel mondo.


CALEIDO
Viviamo in un’epoca nella quale apparentemente l’individualismo ha la meglio sugli approcci collettivi. Come convivono queste due forze centrifughe? Che ruolo gioca secondo voi il design in questa evoluzione culturale?
FELICIA
Il design può certamente riflettere l’individualità, ma ha anche il potere di creare connessione. Oggi c’è tantissima enfasi sulla velocità: sull’essere i primi a esprimere un’idea o a occupare uno spazio. Ma le idee migliori spesso nascono rallentando e aprendo un dialogo. Per noi, la collaborazione è tutto.
Che si tratti del nostro team,
degli artigiani con cui lavoriamo o dei clienti,
si tratta di costruire qualcosa che accolga
punti di vista diversi. È questo
che dà profondità a uno spazio:
lo rende ragionato, stratificato, umano.

CALEIDO
Nel 2024 avete aperto, nel cuore di Tribeca a NYC, Quarters: non un semplice negozio e showroom per il vostro brand, ma uno spazio che definite “curatoriale”. Che cosa intendete? Cosa vi ha spinti a fare questo passo? Qual è la missione che guida questa esperienza?
NICK
Con Quarters non volevamo ricreare la sensazione di “casa”, ma costruire qualcosa di più aspirazionale. Le persone vanno negli spazi dell’ospitalità per uscire dalla routine, concedersi qualcosa, lasciarsi ispirare. Quarters porta con sé proprio quello spirito. È uno spazio che trasmette calore e coerenza, ma con quel tocco inaspettato capace di accendere la meraviglia.
FELICIA
Per noi si tratta di costruire un mondo. Ogni dettaglio è connesso, creando un ritmo che appare intenzionale e completo. Magari non sai esattamente perché funziona, ma il corpo si rilassa, le difese si abbassano, e qualcosa dentro di te dice: mi piace. È proprio questo ciò a cui aspiriamo.



CALEIDO
In che modo il pubblico del design si sta trasformando? Cosa cercano oggi le persone in un oggetto, oltre alla sua funzione estetica o pratica?
FELICIA
Stiamo assistendo a un cambiamento verso spazi più stratificati ed emotivi. Spazi che risultano personali, ma non costruiti per apparire. Le persone cercano oggetti con sostanza, che abbiano un significato e che possano rispecchiare il loro modo di vivere.



CALEIDO
La manualità è centrale nel vostro lavoro. Qual è il ruolo dell’artigianato nel vostro linguaggio contemporaneo? Come possiamo rendere attraente, e comprensibile, l’artigianalità e la qualità dei materiali?
FELICIA
In In Common With ci chiediamo spesso come poter rendere il lavoro artigianale accessibile su larga scala, senza perdere quella sensazione autentica che nasce dal tocco umano. La nostra risposta sta nella collaborazione stretta con chi realizza fisicamente ogni pezzo. Conoscere a fondo il loro processo, capirne la magia, e poi trovare un modo per ottimizzarlo, senza mai sacrificare la tecnica o l’anima che lo rende speciale. Il nostro paralume Fazzo, della raccolta Flora, ne è un esempio emblematico. È realizzato con la tecnica del fazzoletto, un’antica tradizione vetraria italiana in cui il bordo del vetro si ripiega su sé stesso, guidato dal calore e dalla gravità. Anziché forzare l’uniformità, abbiamo creato uno stampo che funge da base di partenza, lasciando però spazio a variazioni spontanee. Il risultato? Una struttura armoniosa, arricchita da quella bellissima imprevedibilità che rende ogni pezzo davvero unico.
NICK
La bellezza di qualcosa fatto a mano sta proprio nel fatto che non è perfetto. Richiede tempo, racchiude cura, e questo lo si percepisce.
Cerchiamo di mantenere quell’energia in
tutto ciò che realizziamo.
Si tratta di costruire una relazione:
con chi crea, con il materiale, col tempo,
e con la persona che vivrà quell’oggetto.


CALEIDO
Il vostro immaginario evocativo fa della luce tenue uno dei tratti distintivi principali. Che cosa vi affascina di più nel lavorare con essa?
NICK
Gran parte del lavoro sull’illuminazione riguarda ciò che non si vede. È il lavoro invisibile a determinare l’atmosfera di uno spazio. I nostri shooting fotografici servono proprio a portare in superficie tutto questo, a mostrare come la luce possa trasformare silenziosamente una stanza. Con la nostra collezione Strata, abbiamo progettato i pezzi affinché fossero al tempo stesso luce e scultura. Soprattutto in contesti urbani, dove lo spazio è limitato, questo equilibrio fa la differenza. Abbiamo fotografato la collezione a Villa Borsani e Villa Viganò. Scattare a Villa Viganò è stato particolarmente speciale: era la prima volta che veniva concessa l’autorizzazione a documentare una collezione lì. Dopo il Salone, è sembrato un momento davvero significativo, come la chiusura di un cerchio.


CALEIDO
Il design può contribuire a creare comunità? Come si inserisce questo aspetto nel vostro lavoro?
NICK
Creiamo oggetti per ogni circostanza: un pasto, una conversazione, un momento condiviso. Per noi, progettare significa aprirsi agli altri. È costruire un dialogo con chi collabora con noi e con le persone che vivranno le nostre creazioni, trovando un terreno comune fatto di ascolto, empatia e visione condivisa.


CALEIDO
Come è possibile mantenere un equilibrio tra sperimentazione e coerenza estetica?
NICK
Pensiamo per sistemi. Core, una delle nostre prime raccolte, ne è un ottimo esempio: ci ha fornito una struttura su cui lavorare in termini di scala, finiture e materiali. Un sistema di questo tipo mantiene coerente il linguaggio progettuale, ma lascia comunque spazio al gioco e all’evoluzione.

CALEIDO
Se doveste scappare con un oggetto in mano, quale sarebbe? Ci mandate una foto scattata da voi?
NICK
Il mio telefono. Mio marito lo chiama il mio Game Boy.


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